Le Elezioni Regionali sono dietro l'angolo..

..stai cercando un mix tra esperienza, competenza  ed esuberanza nostrane?

Sarai accontentato ma (c'è sempre un ma) nel segreto dell'urna bisognerà scrivere: DONAZZAN - GIOVINE.

Come, stai andando in ferie?

Beh, intanto pensaci e da qui a settembre cerca anche qui i motivi per cui scrivere: DONAZZAN - GIOVINE.

Furrrrbo il Giovine, giovine la Donazzan!

CUORE & TENACIA

ROMANO D'EZZELINO - Villa Negri dall'occhio del drone e dal cuore del bambino

Al centro della foto, leggermente disassato sulla sinistra per chi la guarda, si nota il tetto piccolo a quattro spioventi della colombara.

A Villa Negri di Romano d'Ezzelino, oltre ad altre famiglie che abitavano la casona a destra, c'era la famiglia dei miei nonni materni, Bepi e la Togna; essi erano mezzadri e coltivavano i campi del "paròn" oltre ad aiutare in campagna altre famiglie.

Oggi zio Cesco sta aiutando suo genero a trasformare la collina a nord/est della Villa in moderno vigneto con tanto di futuristica cantina. Un tempo proprio lì il nonno tagliava l'erba con la falce munito di "coaro"e battifalce.

Tornando alla colombara, a piano terra c'era la cucina con un lavatoio in marmo e fresca acqua corrente. Al primo piano era la camera dei nonni (lì, un giorno, da bambino, prima di portarmi a scuola mi portarono a salutare proprio il nonno morente); sopra stavano i colombi.

Guardando il grande edificio centrale dovete pensare che a sinistra, al primo piano raggiungibile con scala esterna in legno, c'era la camerata delle zie: Dina, Maria, Agnese, Nori, Antonia, Teresa e certamente anche la mia mamma, Santina, prima di sposarsi e trasferirsi a Bassano del Grappa.

A destra del piano terra con accesso alle cantine c'era la camerata dei maschi: Mario, Cesco, Giovanni.

Al centro, piano terra, erano le stalle sopra le quali, al sottotetto, stava il granaio.

Non so come fare ad esprimere tutti i ricordi di bambino: gli odori del granaio, della stalla, delle cantine o l'affetto di zio Mario che veniva in moto a prendermi a casa per passare qualche giorno dai nonni. Non so dire perchè avessi paura già delle famiglie che vivevano nelle case appena dietro la nostra grande aia. Non vi dico quanto era duro allungare il piede fino alla frizione del trattore per assecondare gli zii che caricavano di fieno il carro, ma ricordo anche quando il carro era ancora trainato dai buoi.

Ricordo zio Giovanni che scuoteva le pere da sopra l'albero ai piedi della riva (i perèti sanpiéroi) per portarle al mercato ed io sotto a riempirgli le cassette prima che mi cadesse egli stesso con gran frastuono ai piedi per poi passare l'intera estate con busto e braccia ingessate e le zie a darsi il cambio per sollevarlo dal prurito con i ferri da calza.

E poi e poi e poi... intanto gustatevi questa bellissima foto aerea di Fabio Ravagnolo. 

(Giancarlo Andolfatto - 2020.07.22)

BASSANO DEL GRAPPA - Villa Angarano o Bianchi Michiel

La vallata del Brenta inquadrata dal drone di Fabio Ravagnolo che in primo piano mette la storica villa di Bassano del Grappa.

Villa Angarano fu concepita dall'architetto Andrea Palladio intorno al 1548 ma solo gli edifici laterali furono costruiti sul suo progetto. Il corpo centrale di questa bella villa veneta, infatti, fu completato nel Seicento da Baldassare Longhena.

PEDEMONTANA - Girasole

Un lato romantico del nostro Fabio Ravagnolo: i girasole.

SAGGISTICA - "Il mondo che vorrei" di Roberto Centofanti

Roberto Centofanti, già Capo del 160° Corso "Patria e Dovere" dell'Accademia Militare di Modena, Ufficiale Italiano congedatosi anzitempo per divenire manager industriale di successo, anagraficamente oggi è anch'egli alla pensione e quindi "finalmente libero di dedicarsi alle sue passioni tra le quali la scrittura".

Ricco di esperienze imprenditoriali tanto quanto i suoi colleghi che hanno proseguito la vita militare ne hanno maturate nel mondo in divisa, oggi però egli può dire la sua potendo vantare un punto di vista formatosi alle più ferree regole del rispetto per l'uomo ma completate dalla conoscenza di cosa spinga, oltre agli ideali, l'uomo stesso.

Tali esperienze di formazione e lavoro non sono cosa da tutti; così ne nasce uno spunto che si colloca tra storia, filosofia, religione e politica contemporanee come un invito ad indagare l'irrequietezza dell'animo umano.  

"Ho conosciuto - dice Roberto Centofanti - sia in Patria sia all’Estero molte persone ed ovunque ho trovato le stesse sofferenze e le stesse gioie pur vissute in modo culturalmente diverso. Esse mi hanno insegnato che il mondo in realtà non è mai cambiato, ma perché? Non sono bastati i sacrifici compiuti dai nostri predecessori? Non sono state sufficienti le guerre combattute in ogni luogo, con i relativi milioni di morti? Le ingiustizie perpetrate, la mala politica, le sopraffazioni, non sono state abbastanza? Perché da millenni continuiamo a farci del male l’uno contro l’altro?"

(Giancarlo Andolfatto - 2020.05.25 - Nella foto: la bella copertina del saggio di Roberto Centofanti)